Corpus. Arte in Azione I edizione: il corpo estremo


CORPUS.ARTE IN AZIONE
IL CORPO ESTREMO
a cura di Adriana Rispoli | Eugenio Viola
 Museo Madre, Napoli
06.06.09 | 26.06.09

Corpus. Arte In Azione indaga alcune esperienze che vedono il corpo, il Leib husserliano, nella duplice veste di protagonista e deuteragonista, soggetto e oggetto, attore e opera – caratteristica che dalle avanguardie a oggi ha creato un forte legame (ancorché sotterraneo e poco esplorato) tra una certa idea della pratica artistica e le sperimentazioni teatrali più radicali.  Nel variegato panorama della performance si è scelto di approfondire due filoni distinti ma complementari: uno caratterizzato da un significativo nesso con quelle tematiche corporali che si riaffermano sulla scena dell’arte a partire dall’inizio degli anni Novanta, un altro invece contraddistinto da una serie di sconfinamenti e tangenze che ibridano i territori delle arti visive con quelli della musica e del teatro.

Nel primo, il corpo è indagato nella sua accezione più estrema, diviene luogo di malattia e di morte per tracciare i contorni di una alterità deviata. Automutilazioni, tagli, incisioni, esibizioni di fluidi corporali contraddistinguono la ricerca degli artisti vicini al cosiddetto fenomeno del “neoprimitivismo”, del quale Ron Athey è sicuramente uno dei rappresentanti più prestigiosi ed emblematici. L’artista mette in scena, senza mediazione alcuna, tematiche scomode e non di rado sgradevoli, un modus operandi che appartiene anche alla napoletana Angela Barretta. Di altrettanto impatto, ma spinto da motivazioni esistenziali diverse, è il lavoro di Kira O’Reilly, che abbina alle classiche istanze della Body Art, unafascinazione per le biotecnologie e per le proficue e inquietanti interrelazioni tra arte e scienza. La poetica di Gabrijel Savic Ra, erede della gloriosa tradizione balcanica, si caratterizza per il recupero di alcune tematiche care alla Body Art “storica”, aggiornata su istanze più contemporanee. Uno sconfinamento di matrice schiettamente teatrale diviene l’espediente di Milica Tomic per gettare uno sguardo impietoso sulle lacerazioni e le violenze subite nella ex Jugoslavia. Una riattualizzazione simbolica presente anche nel lavoro di Andrea Cusumano, qui con Marino Formenti, che spinge alle estreme conseguenze l’idea di “teatro totale” insita nell’Orgyen Mysterien Theater del suo maestro: Hermann Nitsch.
L’altro filone di indagine analizza la performance nella sua accezione più trasversale. L’azione performativa si caratterizza per una commistione di gestualità corporea abbinata all’elemento sonoro che assume una importanza preponderante. È il caso delle azioni di Jamie Shovlin e dei suoi Lustfaust, che portano in scena sonorità spiccatamente noise fatte di musica industrial e di sperimentazioni elettroniche, e dello svedese Tobias Bernstrup, nel cui lavoro l’atto performativo si stempera nel fascino atemporale dell’androginia, cortocircuitando un'estetica noir e suggestioni new wave, elementi pop e un vocabolario formale prossimo al video-game.

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